Le relazioni con i contemporanei

Renato Fucini è pienamente uomo del suo tempo, e le relazioni che stabilisce e alimenta durante tutto il corso della sua vita testimoniano la sua grande capacità di mantenere amicizie stabili anche con personaggi di altissima caratura politica e culturale che ci restituiscono un Fucini protagonista del dibattito culturale fra Otto e Novecento a livello nazionale. Tutto però ha origine a Vinci, dove frequenterà a lungo la famiglia di Federigo, Luigi e Roberto Martelli, che per un periodo aveva ospitato in casa anche Garibaldi durante il suo lungo soggiorno vinciano da convalescente per la ferita ricevuta in Aspromonte; in casa Martelli a Vinci, Fucini negli anni intorno al 1866 conosce il critico d’arte Diego Martelli (omonimo ma non parente dei Martelli vinciani) mentore del gruppo dei pittori macchiaioli riuniti intorno al Caffè Michelangelo a Firenze. Attraverso Martelli conoscerà Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Antonio Ciseri, Lodovico Tommasi (nel fondo Fucini della Leonardiana abbiamo rinvenuto una pregevole fotografia dello studio di Tommasi, con dedica all’amico Neri Tanfucio)[1] con i quali stabilirà relazioni salde che dureranno per tutta la vita. Frequenterà il salotto di Emilia Peruzzi a Firenze, introdottovi da Edmondo De Amicis, dove salderà relazioni con personaggi come Ferdinando Martini e Sidney Sonnino, solo per citarne due.Tuttavia la notorietà dal punto di vista letterario arriverà dalla frequentazione dei salotti fiorentini, e in particolare dopo un articolo uscito a firma di Pietro Fanfani su Nuova Antologia dal titolo “Il Poeta popolare”che consacra il Fucini come l’erede del Giusti attirando l’attenzione anche di Giuseppe Mazzini. Si aprono le porte del salotto di Ubaldino Peruzzi, e qui conoscerà molti personaggi influenti dell’epoca divenendo amico personale di Sidney Sonnino (già conosciuto a Pisa anni prima), di Giovan Battista Giorgini, di Emilio Broglio. Negli anni in cui dimora a Pistoia per via dell’incarico di ispettore sulla montagna pistoiese, entrerà in contatto con personalità alle quali resterà legato per tutta la vita, come Ferdinando Martini, il fondatore del “Fanfulla della Domenica”, politico di spicco che ricoprirà ruoli di primo piano nel governo del Regno. Da sottolineare il sodalizio con vari musicisti del suo tempo, fra i quali non possiamo non ricordare Giacomo Puccini. Renato Fucini dedicò a Giacomo Puccini una poesia per la prima dell’opera Madama Butterfly (1904); il testo della poesia si trova nella villa Puccini, a Torre del Lago. La poesia fu poi musicata per una canzone di Renato Brogi, dal titolo, “Gotine gialle “. In occasione della seconda edizione del Festival fuciniano fra il 2018 e il 2019 questa poesia, insieme a diversi altri pezzi, è stata incisa nuovamente e pubblicata in un compact disc. Puccini, a sua volta, musicò due poesie di Fucini: E l’uccellino, dedicata a un bambino, e Avanti Urania, composta per il varo di un piroscafo (anche queste furono incise nuovamente nel 2018).


[1] La fotografia in questione, raffigurante lo studio di pittura di Lodovico Tommasi (Livorno, 16 luglio 1866 – Firenze, 7 febbraio 1941 ) con molti quadri in bella evidenza, è quella pubblicata in testata (inedita fin qui) e reca la dedica: “A Neri Tanfucio con affetto ed ammirazione, l’amico Lodovico Tommasi. Firenze 3/12/96”. Biblioteca Leonardiana Vinci, Fondo Renato Fucini.